LE ORIGINI STORICHE DEL REGALO DI NATALE IN ITALIA
La tradizione del dono natalizio affonda le sue radici nell'antica Roma Imperiale, quando nel mese di dicembre si celebravano i Saturnali, le festività dedicate a Saturno, il dio dell’agricoltura e della fertilità. Durante questa celebrazione, si scambiavano simboli di buon auspicio come rami di alloro, vischio e statuette votive; questi oggetti, privi di incarto, rappresentavano il desiderio di prosperità per l’anno nuovo. Il momento clou dello scambio era il primo gennaio, data considerata propiziatoria per un raccolto abbondante.
Un ruolo centrale lo aveva la dea Strenia, da cui deriva il termine "strenna", ancora oggi legato al dono natalizio in Italia. Le strenne, in origine, erano cesti ricchi di prodotti locali come formaggi stagionati, salumi artigianali e bottiglie di vino rosso come il Chianti o il Montepulciano. Alcuni cesti includevano persino il vin brulé, vino speziato preparato con erbe aromatiche e scorze di agrumi. In questa atmosfera di festa, persino gli schiavi partecipavano ai banchetti e lo scambio di doni era un gesto di uguaglianza e benevolenza.
Con l’avvento del Cristianesimo, la tradizione si arricchisce di nuovi significati: i doni vengono associati all’oro, incenso e mirra portati dai Re Magi al Bambino Gesù. Da qui nasce l’usanza di regalare doni ai bambini per coinvolgerli nell’importanza simbolica della nascita di Cristo. Ricordiamo che anticamente la Chiesa non celebrava il Natale, che divenne festività sacra solo nei secoli successivi.
Il carattere più laico e moderno del dono natalizio si diffonde grazie alla storia di San Nicola, conosciuto come Babbo Natale o Santa Claus. Figura bonaria e leggendaria, vestita di rosso e con lunga barba bianca, San Nicola affonda le sue radici storiche nel vescovo del III secolo d.C. della città di Myra, nell’Impero Bizantino, famoso per lasciare doni ai poveri, spesso nascosti nelle scarpe lasciate davanti alle porte. Le rappresentazioni artistiche e letterarie – basti pensare al "Canto di Natale" di Dickens – hanno contribuito a fissare nell’immaginario collettivo la figura del donatore generoso.
LA GENEALOGIA DEL DONO: DALLA LEGGENDA ALLA TRADIZIONE
Nel suo saggio "Il regalo di Natale. Storia di un’invenzione", la sociologa Martyne Perrot sottolinea come, fino al XIX secolo, in Italia si preferisse il termine "strenna" rispetto a "regalo". Questo perché la strenna evocava qualcosa di magico, quasi "caduto dal cielo", legato a leggende e rituali di protezione dei bambini nei periodi più bui dell’inverno, come il solstizio. In molte credenze popolari, lo scambio dei doni era associato a storie di santi e figure mitologiche che popolano il folclore europeo.
Con il fiorire della borghesia e l’ampliarsi delle riunioni familiari, il dono natalizio diventa sempre più sofisticato: la strenna si trasforma spesso in un ringraziamento per la servitù, mentre il regalo vero e proprio rimane riservato ai membri della famiglia. A fine Ottocento si diffondono anche l’impacchettamento artistico e il rito dello svelamento, rendendo il gesto del donare ancora più scenografico e coinvolgente. Questa evoluzione aggiunge valore emotivo e suspense al momento dello scambio.
I REGALI GASTRONOMICI: IL CUORE DELLE STRADIZIONI NATALIZIE ITALIANE
Negli ultimi anni, e in particolare durante il 2020, i regali gastronomici sono diventati protagonisti assoluti. A causa della chiusura di ristoranti e trattorie, la tendenza è stata quella di scegliere doni utili e golosi: secondo Coldiretti, oltre il 34% degli italiani ha optato per confezioni di prodotti tipici regionali per arricchire la tavola delle Feste.
I cesti natalizi sono diventati veri e propri scrigni di tesori gastronomici: spumante e prosecco per brindare, torrone artigianale, pandoro e panettone – spesso preparati in piccole pasticcerie locali –, ma anche cotechino, zampone e lenticchie simbolo di fortuna e prosperità per il nuovo anno.
Non possono mancare specialità "chilometro zero" come salumi stagionati (pensiamo al prosciutto di Parma o alla coppa piacentina), formaggi DOP (Grana Padano, Parmigiano Reggiano, Pecorino Sardo), olio extravergine d’oliva di frantoio, vini locali, miele millefiori e confetture fatte in casa. Questi doni non sono solo golosi, ma anche portatori di cultura e identità territoriale.
Le strenne gastronomiche affondano le radici nell’antichità: dai cesti di frutta secca dei Romani, alle noci, nocciole, mele e figuri in pan di spezie legati al culto di San Nicola, fino ai gesti di solidarietà del dopoguerra, quando la povertà spingeva a regalare prodotti delle fattorie – formaggi, grano, pane casereccio, legumi, salami – alle personalità più importanti del paese come medici, sindaci e parroci. Oggi, l’82% degli italiani sceglie prodotti Made in Italy per sostenere l’economia, assicurando qualità e incentivando le eccellenze locali.