Viaggio nel lessico gastronomico del FOODTELLING

Il foodtelling: sapreste davvero dargli una definizione? È giusto concedere tanto spazio e voce al palato? E fino a quando riusciremo a evocare sapori e profumi solo con la potenza delle parole?

Di Lele Gobbi
Dec 07, 2020
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IL SIGNIFICATO INTRINSECO ED ESTRINSECO DEL FOODTELLING

Da tempi immemorabili, il racconto del cibo accompagna la storia dell’uomo, attraversando epoche, culture e continenti. Il foodtelling non è semplice narrazione: è una vera e propria arte che trasforma ingredienti, tecniche e ritualità in storie capaci di stuzzicare mente e sensi. Pensiamo ai mercati dell’antica Roma, dove il profumo del garum si mescolava alle voci dei mercanti, o alle corti rinascimentali, dove il banchetto diventava spettacolo, e i piatti come il cappone ripieno o la torta rinascimentale erano protagonisti di racconti e poesia.

Raccontare il cibo significa invitare a riflettere sulle molteplici esperienze sensoriali che il gusto può regalare. L’essenza stessa del lessico gastronomico risiede nell’intreccio tra sostanza e circostanza: il linguaggio alimentare non può prescindere dalla concretezza degli ingredienti—pensate a un Parmigiano Reggiano DOP, a una fetta di Prosciutto di Parma, o a un bicchiere di Barolo—e dal valore culturale e simbolico che questi portano con sé. Il cibo è cultura, identità, evoluzione: ogni ricetta tramanda storie di famiglia, di territori, di popoli e di migrazioni, diventando così uno strumento fondamentale di espressione e comunicazione.

QUANTO È IMPORTANTE IL LESSICO GASTRONOMICO PER IL FOODTELLING?

La costruzione di un lessico gastronomico autentico e rigoroso è una sfida affascinante e necessaria. Una terminologia precisa permette di riconoscere le varietà dei prodotti—dal Pomodoro San Marzano al Fagiolo di Lamon—e di catalogare le tipologie di piatti, come la Cacciucco toscana o la Cassoeula lombarda. Non solo: questa raccolta di voci nasce dallo studio di ricettari storici come l’Artusi, di manuali di cucina, riviste specializzate, almanacchi e persino enciclopedie come la celebre Grande Enciclopedia Illustrata della Gastronomia.

Oggi la cucina è un linguaggio globale: parole come sushi, tapas o ramen compaiono nei menù di ristoranti in tutto il mondo, e il lessico gastronomico deve saperle accogliere e spiegare. Una terminologia ben curata non serve solo a evitare fraintendimenti, ma anche a evocare sapori e profumi, a rendere viva l’esperienza culinaria attraverso il racconto. Solo una ricerca attenta consente di superare la superficie, raggiungendo il cuore delle tradizioni e portando il lettore a “sentire” il gusto di un sugo di pomodoro fresco o il profumo di un pane appena sfornato.

GOLA E PENSIERO: UNA QUESTIONE FILOSOFICA?

La gastronomia, soprattutto negli ultimi decenni, ha conquistato nuove platee, superando i confini delle élite per entrare nella vita quotidiana di milioni di persone. Questo cambiamento ha permesso di riscoprire la complessità e la profondità del gusto: non più solo piacere immediato, ma esperienza consapevole e multidimensionale. L’atto di assaggiare una Ribollita toscana, sorseggiare un Tè Matcha giapponese o mordere una Mela Annurca campana diventa così un gesto filosofico, una riflessione sul valore della semplicità e della genuinità.

Affrontare il gusto con attenzione, significa rivalutare le piccole abitudini quotidiane, apprezzando la ricchezza dei prodotti locali, la stagionalità, le tecniche tradizionali come la lenta lievitazione del pane o la maturazione dei formaggi. È proprio questa consapevolezza che trasforma la gola in pensiero e rende il cibo un ponte tra passato e futuro.

MANGIA COME PARLI O COME DE-SCRIVI

Finché il linguaggio non potrà davvero restituire la tridimensionalità di un piatto, evocare sapori, stimolare le papille e accendere i ricordi sarà compito delle parole. Attraverso il racconto, una ricetta come la Pasta alla Norma o la Paella Valenciana viaggerà oltre i confini, radicandosi in nuove comunità e rinnovandosi con il tempo. Il lessico gastronomico nasce dalla conoscenza profonda del territorio—pensate ai pascoli che danno vita al Pecorino Sardo, alle vigne del Chianti, o ai mari che regalano il Bottarga di Muggine—e dal genio umano che trasforma pochi ingredienti, come acqua e farina, in capolavori come il Pane di Altamura.

Seguire l’evoluzione delle parole significa anche osservare i cambiamenti nei costumi alimentari: oggi termini come plant-based, fermentato o street food arricchiscono la narrazione gastronomica, proiettandoci verso un futuro di innovazione. La rappresentazione figurativa—magari con una sequenza cinematografica d’autore—continuerà a farci sognare e a rafforzare il legame tra cibo e immaginazione.

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