Cos’ha di speciale Ben Ryé di Donnafugata?

Scopri perché il Ben Ryé Passito di Donnafugata conquista tutti: il vino da dessert perfetto, sorprendente anche per chi solitamente non ama i vini dolci.

Di Francesca Ciancio
Feb 24, 2021
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I grandi vini nascono da storie d’amore profonde con la terra—e nessun esempio è più affascinante della creazione di Ben Ryé. Questo iconico Passito siciliano è molto più di un vino da dessert: è il frutto intenso di decenni di passione, tradizione e rispetto per il suolo vulcanico di Pantelleria. Tutto ha inizio con Giacomo Rallo: le sue battute di caccia su quest’isola selvaggia tra Africa e Italia si sono trasformate in un amore per il mare, la natura selvaggia e le antiche tradizioni vitivinicole. Ogni sorso di Ben Ryé racconta l’anima di Pantelleria: uve appassite al sole, venti marini e terroir vulcanico, racchiusi in una bottiglia grazie alla dedizione della famiglia Rallo.

La famiglia Rallo era già famosa in Sicilia per la produzione di Marsala e vini passiti, presenti a Pantelleria dagli anni ’50. La svolta arriva con la nascita delle Cantine Donnafugata, che rinsalda un legame indissolubile con quest’isola rocciosa. Dalla caccia ai conigli alla profonda comprensione dell’anima agricola di Pantelleria, i Rallo hanno riversato la loro esperienza e il rispetto per la natura in ogni grappolo d’uva e in ogni bottiglia di Ben Ryé.

La nascita di un mito: Ben Ryé e la sua leggenda

Antonio Rallo, oggi brillante amministratore di Donnafugata, è cresciuto tra il mare, le vigne e le prime annate di Ben Ryé (dal 1989). Il suo approccio pratico e appassionato ha dato al Passito una fisionomia agronomica ed enologica unica. Antonio non ama dichiarare quale sia il suo vino preferito, ma il suo legame con Ben Ryé è speciale: questo vino riflette il suo amore per Pantelleria e per i suoi contrasti senza tempo. “Pantelleria è un’isola che ti cattura o ti respinge. Per me è stato un vero incantesimo.”

L’arrivo della famiglia Rallo a Pantelleria è stato anche frutto del destino. All’inizio l’attenzione era puntata sull’Etna, ma una violenta eruzione cambiò i loro piani, portandoli su quest’isola battuta dal vento. Qui hanno restaurato con fatica e passione antichi muretti a secco e vigneti storici: 40 chilometri di terra riportati a nuova vita. Prima della cantina a Khamma (2006), ogni materiale arrivava da Contessa Entellina—una sfida logistica che ha rafforzato la determinazione della famiglia. Negli anni iniziali il Passito era ancora poco conosciuto, perciò i Rallo hanno portato bottiglie in tutto il mondo, facendolo assaggiare e conoscere a chiunque potesse apprezzarlo. Questa tenacia ha gettato le basi per il successo globale di Ben Ryé.

Un vino dolce che conquista ogni palato

La storia di Ben Ryé è fatta di resilienza, sia nelle persone che nella terra. Nel 1999, Donnafugata ha recuperato un antico vigneto di Zibibbo a piede franco, con viti ultracentenarie sopravvissute alla fillossera. Queste piante, radicate nel suolo vulcanico, resistono a siccità, calcare e salinità, regalando uve di straordinaria intensità e equilibrio. Nel 2010 sono stati impiantati 33 biotipi di Zibibbo da tutto il Mediterraneo—Spagna, Francia, Grecia, Sud Italia—creando un mosaico di aromi e caratteri unici.

In parallelo, il team ha iniziato a recuperare gli storici ulivi Biancolilla, veri simboli di Pantelleria. Oggi l’azienda Donnafugata si estende su 68 ettari e 14 contrade, con vigneti da 20 a 400 metri di altitudine. Questa diversità permette di vendemmiare uve con diversa acidità e zucchero, anche nelle annate più difficili. Il risultato? Ben Ryé Passito può arrivare a 200 grammi di zucchero per litro, ma la sua acidità vivace mantiene ogni sorso fresco e vibrante. Profumi intensi di uva passa si fondono con la leggerezza e la freschezza del Moscato d’Alessandria, per un vino da dessert che entusiasma e non stanca mai.

Viticoltura eroica: il cuore umano di Ben Ryé

Produrre Ben Ryé significa fatica, passione e vera viticoltura eroica. A Pantelleria le vigne si coltivano basse, protette dal vento secondo la tradizione dell’alberello pantesco, dichiarato Patrimonio Unesco. Ogni stagione, il team Donnafugata si piega tra i filari, vendemmia a mano, appassisce le uve sui graticci all’aria aperta e sgrappola ogni acino con cura. “Per ogni 100 litri di vino, usiamo 75 chili di uva passita. È un lavoro impegnativo, ma il risultato è un vino dolce che conquista anche chi solitamente non li ama. Questa per me è la nostra vittoria più grande.”

La produzione si attesta sulle 80.000 bottiglie annue, ma può variare tra 40.000 e 100.000 a seconda delle annate. Il 2020, segnato dalla pandemia, ha messo alla prova la squadra Donnafugata: meno convivialità, più distanza, ma una qualità eccezionale—segno che il lavoro di squadra e la passione portano sempre a risultati straordinari.

Vuoi scoprire di più sul Ben Ryé e sulla magia di Donnafugata? Approfondisci la storia nella pagina di Donnafugata, esplora tutte le etichette Donnafugata preferite dal nostro team. Vuoi ancora di più? Non perderti l’articolo di Lele Gobbi per scoprire l’arte e la cultura che si nascondono dietro questa azienda familiare. E, naturalmente, iscriviti alla nostra newsletter per ricevere tutte le ricette, novità sui vini e approfondimenti sulla cultura italiana direttamente nella tua casella email!

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