CAPEZZANA E L’AGRICOLTURA: UN LEGAME ANCESTRALE
Nel cuore della Toscana, la Tenuta di Capezzana si distingue per una tradizione agricola che affonda le sue radici in oltre 1200 anni di storia documentata. Sin dalla sua nascita, la proprietà ha saputo valorizzare la vocazione naturale del territorio di Carmignano, dove suoli argillosi-calcarei, ricchi di minerali e ben drenati, favoriscono lo sviluppo di viti sane e longeve. Il microclima unico, temperato dalle brezze mediterranee e dal massiccio appenninico, garantisce una maturazione ideale delle uve e un equilibrio perfetto tra acidità e zuccheri.
La famiglia Contini Bonacossi, attuale custode della tenuta, ha scelto la strada dell’agricoltura biologica certificata e della sostenibilità, applicando pratiche innovative come il sovescio, la gestione integrata del suolo e la riduzione dei trattamenti chimici. Il risultato è una produzione di vini e olio extra vergine di oliva che esprimono l’essenza più pura e autentica di Capezzana. Il connubio tra tradizione e innovazione si riflette anche nella cura dei dettagli: dalla selezione massale delle barbatelle agli impianti a guyot, fino alle fermentazioni spontanee e all’affinamento in botti di rovere francese a grana fine.
Il motto latino in medio stat virtus si manifesta pienamente tra queste colline, dove le condizioni climatiche stabili e la luminosità diffusa consentono una viticoltura di precisione, restituendo vini dal carattere inconfondibile, strutturati e di grande longevità.
IL CARMIGNANO: UNA LUNGA E IMPORTANTE STORIA
La storia vitivinicola di Carmignano è tra le più antiche d’Italia: tracce di vinificazione risalgono all’epoca etrusca, come testimoniano i vasi vinari rinvenuti nelle tombe locali. Durante il periodo romano, la zona era già apprezzata per la coltivazione di vite e ulivo, con la concessione di terreni ai veterani di Cesare tra l’Arno e l’Ombrone. La prima testimonianza scritta della produzione vinicola a Capezzana risale all’804 d.C., in un contratto di enfiteusi della Chiesa di San Pietro a Seano che cita “vineis, silvis, olivetis”.
L’affermazione internazionale avviene tra Seicento e Settecento, quando il Carmignano viene esportato nei mercati del Nord Europa e, con il celebre Bando Mediceo del 1716, ottiene la delimitazione ufficiale della zona di produzione. Questo riconoscimento, ben 150 anni prima della legge francese sull’Appellation d’Origine Contrôlée, consacra Carmignano tra le prime Denominazioni protette al mondo insieme a Chianti, Pomino e Valdarno di Sopra.
Nel corso dell’Ottocento e del Novecento, il vino di Carmignano attraversa un periodo di appannamento, dovuto anche all’inclusione nella denominazione Chianti e poi Montalbano, fino al recupero dell’identità con il ritorno della DOC nel 1975 e la DOCG nel 1998, grazie all’impegno della famiglia Contini Bonacossi.
Una caratteristica tecnica iconica del Carmignano è l’uso di Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon (qui chiamato anticamente "uva francesca") insieme al Sangiovese. Ben prima dei Supertuscan, Capezzana proponeva già blend internazionali che conferiscono struttura, eleganza, profondità aromatica e una straordinaria capacità di invecchiamento.
VILLA DI CAPEZZANA: PERLA ARCHITETTONICA ED ENOLOGICA
Il cuore pulsante della tenuta è la Villa di Capezzana, una residenza signorile che fonde arte, storia e cultura del vino. L’azienda si estende su 100 ettari di vigneto, 140 ettari di oliveto e 350 ettari di bosco: un mosaico paesaggistico unico per biodiversità e valore ambientale. Qui si trovano la storica cantina cinquecentesca, il moderno frantoio e l’affascinante vinsantaia, dove si affina il prezioso Vin Santo di Carmignano.
Gli interni della Villa sono un viaggio tra capolavori d’arte: dal Salottino Impero alla Stanza di Elena, fino alla Sala Grande, custodi di quadri antichi, mobili d’epoca e oggetti di pregio. Gli ambienti esterni regalano panorami emozionanti su colline e vigneti, mentre la cura per il dettaglio si respira nella gestione degli spazi e nella tutela dell’equilibrio naturale.
Una degustazione verticale di Villa di Capezzana (1930-2017) consente di cogliere l’evoluzione e la coerenza stilistica dei vini. L’annata 1969, considerata leggendaria, si distingue per ampiezza e complessità: sentori di frutta matura, tabacco, spezie e una trama tannica setosa che accompagna la degustazione in un viaggio sensoriale unico.
Le ultime annate (es. 2010, 2016, 2017) esprimono struttura, profondità di colore, alta concentrazione polifenolica, intense note floreali di viola mammola e fruttate di ribes e mora, unite a eleganti sfumature speziate e di cacao. Le etichette storiche (dal 1930 al 1995) raccontano invece un vino vivo, capace di evolvere con il tempo verso aromi di erbe officinali, cuoio e liquirizia, mantenendo freschezza e vitalità.
Per scoprire abbinamenti perfetti, visita la pagina Selezioni di vino per suggerimenti su come gustare i vini Capezzana insieme a piatti iconici come Pappardelle al cinghiale o Bistecca alla Fiorentina.
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