Vino Nobile di Montepulciano

Il Viaggio del Vino Nobile di Montepulciano verso il Successo Internazionale

Di Elaina Borer
Aug 10, 2020
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Tra le dolci colline e i panorami mozzafiato della Toscana, la storia del Vino Nobile di Montepulciano è ricca di fascino e tradizione. Questa regione, celebre per i suoi paesaggi e i suoi antichi borghi, non ha sempre goduto di una fama indiscussa. Per secoli, gli abitanti hanno difeso la qualità dei loro vini, mentre gli appassionati stranieri spesso li sottovalutavano. Oggi, il Vino Nobile di Montepulciano si è guadagnato una reputazione solida e prestigiosa: ogni bottiglia racchiude la passione, la dedizione e la storia tramandata da generazioni di produttori locali.

I primi documenti medievali testimoniano la produzione di vini eccellenti nei vigneti di Mons Politianus, l'antico nome di Montepulciano. Già nel Rinascimento, personaggi illustri come Sante Lancerio, cantiniere di Papa Paolo III Farnese, elogiavano questi vini descrivendoli come aromatici, carnosi ed equilibrati, perfetti per i palati più raffinati. Le prime etichette riportavano semplicemente 'Rosso Scelto di Montepulciano', ma il contenuto era già all’altezza delle tavole più esclusive, spesso accompagnando piatti tipici come la Pappardella al Cinghiale o la Bistecca alla Fiorentina.

Il XVII secolo vide il grande successo del vino grazie al celebre medico e poeta Francesco Redi, che nella sua ode "Bacco in Toscana" proclamò Montepulciano "re di tutti i vini". La poesia conquistò le corti reali d’Europa, arrivando fino a Guglielmo III d’Inghilterra, che si innamorò dei vini toscani proprio grazie alle parole di Redi. Delegazioni inglesi si recarono nel Granducato di Toscana per acquistare bottiglie di Moscadello di Montalcino e Vino Nobile di Montepulciano per arricchire le cantine reali.

La fama del Vino Nobile di Montepulciano crebbe fino al XIX secolo, quando alcune cantine furono severamente giudicate all’Esposizione di Vienna del 1873. Un unico campione di Montepulciano venne ritenuto mediocre dall’enologo di Sua Maestà britannica, sollevando dubbi sulle lodi di Redi. Questo episodio, però, non fece che rafforzare l’impegno dei produttori locali, determinati a riportare il vino al suo antico splendore.

La città di Montepulciano è avvolta da leggende e storia, la sua identità indissolubilmente legata alla viticoltura. Secondo la tradizione, fu fondata dal re etrusco Lars Porsenna che, lasciata Chiusi, si stabilì sulle alture di Mons Mercurius (poi Mont Politicus). Reperti archeologici come la kylix (coppa da vino) scoperta in una tomba etrusca presso Montepulciano raffigurano il dio Flufuns (Bacco etrusco) impegnato nel gioco del cottabo con una menade, a conferma del ruolo centrale del vino nella cultura locale.

Il fascino di Montepulciano ha colpito anche gli storici dell’antichità. Tito Livio racconta che i Galli furono attirati in Italia proprio grazie ai vini di queste colline, convinti da Arrunte, un etrusco di Chiusi, che li invitò ad attraversare le Alpi per assaggiare questi nettari d’eccezione. Inoltre, un documento del 789 attesta che il chierico Arnipert donò un terreno vitato nel castello di Policiano alla chiesa, confermando l’antica vocazione viticola della zona.

La vocazione commerciale del Vino Nobile di Montepulciano si sviluppò già nel Medioevo, come descritto nel Dizionario Storico e Geografico della Toscana di Repetti. Intorno al 1350, furono regolamentate le condizioni di commercio e esportazione del vino di Montepulciano. Tuttavia, all’inizio del Novecento, il Nobile cadde nell’ombra, e solo nel 1933 tornò protagonista grazie alla Cantina Fanetti, ancora oggi attiva, che presentò un vino rosso di grande pregio alla prima mostra mercato di Siena, rilanciando la fama del Nobile.

Sull’onda di questa rinascita, nel 1937 fu fondata una cooperativa locale per sostenere i piccoli produttori e promuovere la vendita del Vino Nobile. Seppur il Chianti restasse predominante, la cooperativa divenne il principale imbottigliatore di Nobile DOC e DOCG della zona.

Gli anni ’60 rappresentarono una svolta grazie al sostegno statale e comunitario, che permise alle aziende di adeguarsi ai severi disciplinari DOC e di modernizzarsi. Nel 1980 arrivò il prestigioso riconoscimento DOCG, che proiettò il Vino Nobile di Montepulciano tra le eccellenze italiane. La distinzione dal Rosso di Montepulciano (regolamentata da un proprio DOC) ha valorizzato entrambe le tipologie, differenziandole per resa, grado alcolico e affinamento pur condividendo lo stesso territorio.

Oggi i produttori possono scegliere il disciplinare più adatto alle proprie vigne, interpretando al meglio le caratteristiche del terroir e offrendo una gamma di vini di altissimo livello, specchio autentico della tradizione toscana.



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