Nuovi Volti - L’energia giovane di Borgogno conquista le Langhe
Le Origini di Borgogno e la sua Evoluzione fino ad Oggi
La storia della Borgogno & Figli inizia nel 1761, quando Bartolomeo Borgogno fonda la cantina nel cuore delle Langhe. Da allora, generazione dopo generazione, la famiglia Borgogno ha trasformato questa realtà in una delle colonne portanti del panorama enologico piemontese. L’impegno di Giacomo ed Eugenio Giuseppe, figli e nipoti di Bartolomeo, ha reso la cantina protagonista di eventi simbolici come l’Unità d’Italia nel 1861 e il sontuoso banchetto per lo Zar Nicola II di Russia al Castello di Racconigi.
Nel Novecento, la guida di Cesare Borgogno segna un’epoca d’oro: la cantina viene ampliata, i vini raggiungono mercati internazionali e nasce la lungimirante pratica di destinare il 20% delle migliori annate di Barolo a un affinamento di almeno 20 anni in bottiglia. Un’idea rivoluzionaria che ancora oggi garantisce vini di longevità e fascino unici.
Dopo la scomparsa di Cesare nel 1968, la gestione passa alla famiglia Boschis, che conserva intatto il patrimonio storico e porta Borgogno nel nuovo millennio.
Oscar Farinetti e il Rinnovamento di Borgogno
Nel 2008, Oscar Farinetti, fondatore di Eataly, acquista Borgogno, portando una ventata di innovazione e attirando l’attenzione di appassionati e media. Contrariamente alle critiche iniziali, la famiglia Farinetti si impegna in un’opera di conservazione: restaurano le cantine storiche e l’edificio principale, mantenendo intatta l’identità della cantina.
Protagonista di questa nuova fase è Andrea Farinetti, giovane e brillante enologo, che valorizza le macerazioni lunghe, le botti grandi di rovere di Slavonia e il ritorno alle fermentazioni in vasche di cemento. Oggi Borgogno si estende su 31 ettari di vigneti e 10 ettari di boschi autoctoni, con cru leggendari come Cannubi, Cannubi San Lorenzo, Liste, Fossati e San Pietro delle Viole.
Se il Nebbiolo rappresenta il 60% delle uve, non mancano Dolcetto, Barbera e Freisa tra i rossi, mentre il lato bianchista vede protagonisti l’eccezionale Riesling e i 3 ettari di Timorasso nel Tortonese, scommessa vincente sulla crescita della denominazione Derthona.
Tradizione, Innovazione e Sostenibilità: Il Nuovo Volto di Borgogno
La scelta più rivoluzionaria della famiglia Farinetti è stata proprio quella di custodire la tradizione, introducendo però tecniche moderne e una gestione biologica avviata nel 2016 e completata nel 2019. Oggi i Barolo Borgogno sono sinonimo di classicità: austeri, longevi, prodotti con macerazioni prolungate e fermentazioni spontanee senza lieviti selezionati, seguite da lunghi affinamenti in rovere di Slavonia.
Il Barolo resta il fiore all’occhiello (circa 60.000 bottiglie l’anno), mentre il Barolo Chinato, a base di Barolo Riserva e oltre 40 erbe aromatiche, rappresenta una vera perla per gli appassionati.
L’innovazione si traduce anche nell’introduzione delle etichette bianche dopo oltre due secoli di soli rossi: dal Riesling “Era Ora!” al Timorasso Derthona, con la consulenza di Walter Massa, pioniere del vitigno.
Negli ultimi anni non sono mancate provocazioni: il No Name Barolo, il Barolo Resistenza e le edizioni limitate dei Barolo 2006 con etichette colorate hanno animato il dibattito e confermato lo spirito innovativo di Borgogno.
2025: Nuovi Progetti di Ospitalità, Sostenibilità e Vini Iconici
Il 2025 sarà un anno ricco di novità per Borgogno. La cantina inaugurerà un nuovo centro di ospitalità, dove gli ospiti potranno immergersi nei profumi delle Langhe e nei sapori tipici piemontesi: Tajarin al Tartufo, Vitello Tonnato, Robiola di Roccaverano, abbinati ai nuovi vini della casa.
Sul fronte sostenibilità, Borgogno avvia un progetto di ricerca sulla biodiversità, con reintroduzione di flora e fauna autoctone nei vigneti e packaging a zero sprechi realizzati con materiali riciclati. In arrivo anche il programma di refill per il Barolo Chinato, primo nella regione.
Tra le nuove uscite, spicca il Barolo Cannubi Riserva 2015, destinato a diventare un must per collezionisti, e il Derthona Timorasso 2022, già considerato dagli esperti un futuro grande bianco piemontese.
Le Parole di Andrea Farinetti: Passione Giovane e Rispetto del Passato
Q: Hai iniziato subito dopo la laurea in enologia a gestire una delle cantine più prestigiose delle Langhe. Che emozione hai provato?
A: Avere vent’anni aiuta a sognare in grande e a rischiare senza paure. Una bottiglia di Barolo 1982 mi ha fatto capire che questa era la mia strada. Sono fortunato ad avere un padre che mi lascia spazio per innovare nel rispetto delle tradizioni.
Q: Come hai affrontato la produzione?
A: Ho assaggiato moltissimo, rispettando lo stile classico ma cercando più armonia. Ho introdotto fermentazioni spontanee, abbandonato l’acciaio per il cemento ed avviato la conversione biologica. Ogni cru ora si esprime con identità propria.
Q: Cosa significa “cambio generazionale” per te?
A: Onorare chi ci ha preceduto ma lasciare anche il proprio segno. Oggi serve cuore, conoscenza e la voglia di raccontare nuove storie, come fanno i giovani sommelier e produttori.
Q: Sostenibilità e biodiversità: come le affrontate?
A: Viviamo secondo i principi “Buono, Pulito e Giusto” di Slow Food: proteggiamo otto ettari di bosco, e nel 2025 parte un programma educativo per avvicinare i giovani alla natura delle Langhe.
Borgogno invita a scoprire la sua storia e i suoi vini
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