Vinificare in Cocciopesto: L’Arte della Tenuta di Ghizzano

Mimesi, ottenuto da Sangiovese e Vermentino, è il nuovo progetto firmato Tenuta di Ghizzano: un viaggio sensoriale che esalta il terroir grazie all’uso di anfore in cocciopesto e terracotta.

Di Francesca Ciancio
Nov 12, 2021
tagAlt.Tenuta Ghizzano cellar anphora wine cocciopesto


L'esperienza multisensoriale dei vini in anfora

Per alcuni, i vini in anfora sono solo una moda passeggera, ma per chi li produce con passione, questi antichi contenitori svelano un'intimità profonda tra il vino e il suo terroir. Immagina di versare un calice i cui profumi e sapori sono stati coccolati dall'abbraccio della terra stessa. L'anfora non è solo un contenitore: è una custode di tradizione, capace di trasportare vini, oli e cereali attraverso i secoli, regalando personalità e carattere ad ogni sorso.


Le anfore più celebri arrivano dalle zone tra Italia e Slovenia, ma il cuore pulsante di questa pratica batte ancora oggi in Georgia. Qui, i vini nascono e si affinano nelle Qvevri, spettacolari anfore interrate che hanno meritato il riconoscimento Patrimonio Unesco. Il vino riposa sottoterra, cullato dalle temperature costanti, e sviluppa aromi ancestrali e consistenze uniche, capaci di stregare ogni appassionato.


Anfore: più di un semplice recipiente

L'anfora è, nella sua essenza, un vaso di terracotta plasmato a mano, perfezionato nei secoli e diventato simbolo di una cultura millenaria. La Georgia, considerata la culla della vitivinicoltura, conserva vinaccioli risalenti al 6000 a.C.: un patrimonio genetico e gustativo che ancora oggi si ritrova nel bicchiere. Ogni vino affinato in anfora regala sensazioni ancestrali, selvatiche, minerali e terrose, per un viaggio unico nel tempo e nel gusto.


Cocciopesto: il segreto romano per vini autentici

La parola cocciopesto evoca subito immagini di antichi cantieri e architetture romane, ma oggi questo materiale torna protagonista nelle cantine. Si tratta di una miscela di terracotta frantumata, polveri di marmo e travertino e una piccola percentuale di cemento: un connubio nato per l’edilizia e ora reinterpretato dagli artigiani per realizzare contenitori vinari. Il cocciopesto regala ai vini micro-ossigenazione e mineralità, rispettando la purezza dell’uva.


Tenuta di Ghizzano: un racconto di natura e passione

La storia di Ginevra Venerosi Pesciolini e della sua tenuta è una fiaba toscana: un borgo immerso tra filari dorati, giardini profumati e silenzi punteggiati dal canto degli uccelli. La villa quattrocentesca, circondata da ulivi e vigne secolari, accoglie ospiti e viandanti in un viaggio sensoriale tra i profumi intensi della campagna e i sapori genuini dei suoi prodotti.


Dietro l’atmosfera magica si cela una storia di determinazione e imprenditorialità al femminile. Ginevra, con le sorelle Lisa e Francesca e la mamma Carla, ha trasformato l’azienda in un laboratorio di eccellenze: vini, cereali, olio, ortaggi e legumi, tutti coltivati secondo i principi della biodinamica dal 2006. La crescita è stata tutt’altro che scontata, ma oggi ogni etichetta incarna la passione e l’autenticità di questa famiglia.


Il percorso di Ginevra: dalla carta stampata alle vigne

Non sono nata enologa”, confida Ginevra. “Mio padre portava avanti l’azienda, ma non era la sua vera vocazione. Da giovane avrei voluto occuparmi della tenuta, ma in famiglia non era contemplato che una donna si dedicasse al vino. Così ho intrapreso la strada dell’editoria, finché la vita mi ha messo di fronte a una scelta: restare qui, retribuita, o trasferirmi a Milano. Mio padre ha scelto di tenermi vicino. Da allora, ogni vendemmia è una nuova pagina della nostra storia.”


Ghizzano: scrigno di sapori tra Pisa e il mare

Ghizzano è un piccolo gioiello tra le colline pisane, poco lontano da Peccioli e a soli 30 chilometri dal Tirreno. Qui la terra è ricca di contrasti: boschi, campi di cereali, vigneti e oliveti convivono in un mosaico di colori e profumi. Ancora poco battuta dagli enoturisti, questa zona offre vini intensi e sorprendenti, capaci di raccontare con autenticità la storia del territorio.

Terre di Pisa DOC: Sangiovese e identità territoriale

La Doc Terre di Pisa, nata nel 2011 con il consorzio attivo dal 2018, è il manifesto di una viticoltura autentica. “La sfida era convincere i produttori a lasciare la Igt Toscana, trainata dal successo di Bolgheri, per puntare tutto su Sangiovese e peculiarità locali. Ma solo così possiamo valorizzare davvero il nostro terroir: lasciando che sia l’uva autoctona a parlare nel calice.”


Veneroso: il simbolo della Tenuta di Ghizzano

Non ho mai avuto dubbi: Veneroso doveva essere nella Doc. Le vendite non ne hanno risentito e i nostri clienti apprezzano questa scelta. Certo, aziende più grandi rischiano di più, ma il nostro orgoglio è mostrare la vera anima di Pisa.


Il nome Pisa evoca storia e cultura, ma troppo spesso i turisti si fermano in centro per poi spostarsi verso il Chianti. Il sogno di Ginevra è che i viaggiatori imparino a conoscere anche i vini fragranti, gli oli intensi e i formaggi di questa terra, per un’esperienza gastronomica completa.


Tenuta di Ghizzano: armonia tra natura e gusto

L’azienda Venerosi Pesciolini è un mosaico di sapori e natura: la villa storica accoglie gli ospiti tra 300 ettari di verde, di cui solo 40 coltivati a vigneto e oliveto. Il resto è bosco e seminativo ricco di fragranze selvatiche e colori mutevoli secondo le stagioni.


Ginevra racconta: “La conversione al biologico e alla biodinamica è stata impegnativa ma naturale, vista la purezza di questi luoghi. L’olio ha profumi erbacei, i ceci sono teneri, la pasta dorata e saporita. Tutto è in vendita nel nostro shop aziendale. Prima erano solo gli abitanti del borgo a godere di queste bontà, ora vogliamo aprirci sempre di più ai visitatori.”


Mimesi: l’essenza del terroir in ogni calice

Tra le ultime creazioni di Ginevra c’è la linea Mimesi: vini che riflettono il territorio con autenticità. Il Vermentino, Igt Costa Toscana, sprigiona note saline e agrumate, mentre il Sangiovese Doc Terre di Pisa si distingue per profumi di ciliegia selvatica, sottobosco e sentori balsamici.


Il nome Mimesi si ispira al principio aristotelico di “imitazione della natura”: etichette in cotone, scatole in cartone riciclato, tutto richiama una dimensione sensoriale e sostenibile. Ginevra aggiunge: “Voglio che i nostri vini siano tattili quanto gustosi, figli delle vigne più antiche e della pazienza di questa terra.”


Il Sangiovese 2018 fermenta in cemento e affina in cocciopesto, mantenendo freschezza e morbidezza. Il Vermentino 2020 riposa in anfora di terracotta, acquisendo struttura e mineralità. Entrambi i contenitori sono “vivi”, in grado di donare personalità senza coprire il carattere dell’uva.


Gustali insieme: il Sangiovese regala complessità e tannini setosi; il Vermentino stupisce per freschezza e corpo, perfetto con pesce grigliato o panzanella toscana.


Cocciopesto artigianale: la sfida di Drunk Turtle

A Perignano, in provincia di Pisa, Drink Turtle realizza anfore in cocciopesto, riscoprendo l’antica arte con uno sguardo contemporaneo. Ogni vaso nasce con la lentezza e la cura della tartaruga del loro nome: tempi lunghi che rispettano la maturazione naturale del vino.


Il cofondatore Enzo Brini, enologo e produttore in Montepulciano, ha coinvolto anche il padre in quest’avventura: “Quando tutti guardavano a terracotta e cemento, noi abbiamo voluto qualcosa di diverso, capace di esaltare purezza e autenticità.”


Cocciopesto e terracotta: tradizione a confronto

Tutto nasce dallo studio delle antiche malte, come racconta Vitruvio nel suo De Architectura: il cocciopesto rivestiva cisterne, vasche e terrazze, garantendo isolamento e microclima ideale. Oggi, questa miscela regala ai vini umidità controllata e delicate sfumature minerali.


Brini spiega: “Il cocciopesto è meno poroso della terracotta, simile al cemento ma senza rischio di cessione di metalli pesanti. L’asciugatura, senza cottura, permette di aggiungere elementi che arricchiscono il bouquet del vino.” La loro formula comprende terracotta, pietre, marmo e travertino, il tutto modellato in stampi unici per garantire qualità e integrità.


Il cocciopesto conquista il mondo

Oltre metà delle anfore prodotte da Drink Turtle sono esportate: anche birrai e distillatori stranieri sperimentano questo materiale nei loro prodotti. Un sorso di birra o di distillato invecchiato in cocciopesto rivela sfumature inedite di mineralità e rotondità.


Vasi vinari su misura: la nuova frontiera

“Regolando lo spessore fino a 10 centimetri, possiamo scegliere la permeabilità ideale per ogni vino”, spiega Brini. Questa innovazione consente ai produttori di modulare ossigenazione, struttura e profilo aromatico, ottenendo risultati sartoriali e sorprendenti.


Degustare vini in anfora: la magia dei materiali

Come cambia il sapore del vino? Brini racconta: “La terracotta regala sentori terrosi, il cemento note minerali, mentre il cocciopesto si distingue per neutralità e una leggera dolcezza, che arricchisce la morbidezza e lascia spazio alle peculiarità dell’uva.”


Cocciopesto: antiche virtù per il vino di domani

La storia insegna molto anche al mondo del gusto: il cocciopesto nasce dall’ingegno romano ma oggi esprime valori moderni come sostenibilità, artigianalità e rispetto per la materia prima. Il vino, come il cocciopesto, è frutto di creatività, fatica e dialogo con la natura. In un’epoca che cerca autenticità, questi materiali sono un ponte tra passato e futuro, tra la terra e la tavola.


Il cocciopesto sarà il futuro del vino?

Non diventerà lo standard unico, ma è una risorsa preziosa per chi desidera sperimentare e dare nuova voce al proprio vino. È una scelta di stile e identità, ideale per chi cerca vini puri e complessi.


L’arte dell’affinamento: la scelta del contenitore

Terracotta, cemento, acciaio e legno restano i grandi classici delle cantine. La scelta della terracotta (o del cocciopesto) è una dichiarazione: si vuole rispettare e valorizzare la voce autentica dell’uva. I vini in anfora sono intensi, materici, legati al territorio, perfetti con pane rustico, formaggi stagionati e ortaggi di stagione.


Sangiovese Mimesi: il futuro nel calice

Il Sangiovese Mimesi di Tenuta di Ghizzano è il manifesto di questa filosofia: pronto da bere ma capace di evolvere con grazia negli anni. Provalo con agnello brasato o risotto ai funghi, per un’esperienza sensoriale che porta dritto nel cuore della Toscana e delle sue tradizioni.



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