I Vini Gravner: Oltre la celebre Ribolla Gialla, un patrimonio di eccellenze

Alla scoperta di Breg Rosso: un viaggio affascinante nelle antiche tradizioni vinicole friulane, guidati da Mateja Gravner, erede della famiglia Gravner e custode del sapere di Joško Gravner.

Di Francesca Ciancio
Dec 20, 2021
tagAlt.Josko Gravner harvest

 

Potrebbe sembrare sorprendente, ma “Ribolla” è tra i nomi d’uva più cercati dagli italiani sul web. Da tempo ormai, questa varietà è diventata un vero e proprio trend tra gli appassionati di vino, e la sua fama digitale si riflette concretamente anche nei supermercati, dove le bottiglie con questa etichetta sono tra le più richieste e apprezzate dai consumatori.

 

La Ribolla Gialla, autentico tesoro autoctono radicato nel cuore del Friuli-Venezia Giulia, in particolare tra le province di Gorizia e Udine, ha trovato un interprete d’eccezione in Josko Gravner e nella sua omonima azienda a Oslavia, sulle colline goriziane. Qui, tra Italia e Slovenia, Gravner coltiva con dedizione una Ribolla lontana anni luce dalle interpretazioni della grande distribuzione, scegliendo invece la strada della tradizione e della ricerca della qualità.

 

Il legame tra Gravner e la Ribolla Gialla è ormai leggendario: i due nomi sono così interconnessi che quasi ci si dimentica che la cantina produce anche un vino rosso unico. Da qualche anno Mateja Gravner, figlia di Josko e ambasciatrice della cantina nel mondo, cerca di sfatare il mito che la famiglia sia dedita solo ai bianchi, un’idea alimentata da social e racconti parziali.

 

Con onestà, Mateja ammette questa narrazione sbilanciata e apre le porte alla storia del raro rosso di casa, protagonista di un incontro mattutino in cantina che ha ispirato il racconto che ora state leggendo.

 

 

Il rosso secondo Gravner: tra unicità e tradizione, solo Pignolo

Il Breg è il rosso simbolo di casa Gravner, ormai l’unico vino rosso che rappresenta il futuro dell’azienda. Etichette storiche come Rujno e Rosso Gravner — nate da varietà internazionali come Cabernet Sauvignon e Merlot — stanno gradualmente scomparendo, lasciando spazio quasi esclusivamente al Breg, prodotto da uve Pignolo, la sola rossa che Josko ha scelto di coltivare insieme alla Ribolla Gialla.

 

La lavorazione del Breg è lunga e meticolosa: fino al 2005 si fermentava sulle bucce in tini di legno, mentre dal 2006 la fermentazione avviene in anfore interrate, con lieviti spontanei e senza controllo della temperatura. L’affinamento prosegue per 5 anni in botti di rovere e almeno altri 5 in bottiglia. L’imbottigliamento avviene rigorosamente con luna calante, senza chiarifica né filtrazione, per preservare l’autenticità del vino.

 

Queste scelte, che ad altri potrebbero sembrare estreme, rappresentano per Gravner l’unica via sensata. Dopo il successo degli uvaggi internazionali negli anni ’90 e una visita illuminante nelle grandi cantine californiane, Josko ha deciso di tornare alle origini, puntando tutto sui vitigni autoctoni e sulle metodologie tradizionali: lunghe macerazioni e uso delle grandi anfore in terracotta, secondo l’antico metodo georgiano della regione di Kakheti, con radici che affondano in millenni di storia.

 

Nel rispetto dei cicli della natura, Gravner segue la “regola del 7”: così come il corpo umano si rinnova ogni sette anni, anche il vino necessita di un periodo di invecchiamento di sette anni — uno in anfora e sei in botte grande — per raggiungere complessità e armonia.

 

 

Pignolo: la scelta identitaria di Gravner

L’ultima annata disponibile è la 2007, frutto di 5 anni in botte e 9 in bottiglia. Anche le annate 2003, 2004, 2005 e 2006 fanno parte di questa piccola collezione, ma prima di addentrarci nella degustazione merita soffermarsi sul Pignolo, un vitigno friulano antichissimo, citato per la prima volta già nel Trecento e diffuso sulle colline di Rosazzo e provincia di Udine.

 

Nella zona di Oslavia il Pignolo non è riconosciuto né come DOC né come IGT, costringendo Gravner a etichettarlo come semplice vino da tavola. Vitigno delicato e sensibile all’oidio, il Pignolo era quasi scomparso nel XIX secolo, ma la scoperta di vecchi ceppi nell’Abbazia di Rosazzo ha permesso di recuperarlo. L’interesse di Gravner per questa tipologia nacque già negli anni ’80, anche grazie all’incoraggiamento del critico Luigi Veronelli, ma le prime barbatelle arrivarono solo nel decennio successivo.

 

Oggi sono ben 12.000 le viti di Pignolo allevate in azienda, con una produzione che varia tra le 1.200 e le 3.000 bottiglie a seconda delle annate. I 15 ettari della tenuta ospitano sempre più aree verdi — giardini, alberi, arbusti e stagni — per favorire un ecosistema che si rigenera e si arricchisce ogni anno, offrendo rifugio a flora e fauna locali. Nel vigneto Runk, dove crescono da sempre Ribolla e Pignolo, è nato il primo stagno naturale della zona, simbolo di questa rinascita ambientale.

 

Rosso Breg: la verticale che racconta un’anima

Il Breg Rosso non è un vino che si lascia comprendere facilmente. Come afferma lo stesso Josko, il Pignolo è un'uva geniale ma esigente, che cambia volto di vendemmia in vendemmia e richiede grande attenzione e molta pazienza per esprimere pienamente la sua armonia. È un vino per chi sa aspettare e apprezza la complessità.

  • 2003

Prima annata di Breg di Pignolo in purezza, con una tiratura limitata di 1.500 bottiglie. L'annata calda si riflette in un vino di carattere selvatico, tannino ancora vigoroso e un naso affascinante di incenso e mirtillo. In bocca sorprende per la freschezza del frutto, l’acidità ben bilanciata e una nota pepata persistente.

  • 2004

Un’annata più equilibrata e “aperta”, con toni vivaci e un carattere più luminoso rispetto al 2003. Spicca una nuova nota di pepe e una chiusura lunga e balsamica che sottolinea l’energia del vino.

  • 2005

Al naso emergono note decise di smalto e frutta intensa, mentre il sorso evolve verso raffinate sfumature minerali che arricchiscono la struttura del vino. Un Breg incisivo, che sa sorprendere con il passare del tempo nel calice.

  • 2006 

Il 2006 segna l’inizio dell’era delle anfore per la fermentazione, abbandonando completamente il legno in quella fase. Prodotto solo in magnum, è l’annata preferita di Josko. L’anfora regala al vino una maggiore apertura e una sensazione di freschezza, con note di menta e bosco al naso, balsamicità in bocca e un residuo zuccherino che dona cremosità senza mai risultare dolce.

  • 2007

Dopo quasi 15 anni, il Breg 2007 si presenta ancora giovane e scalpitante. Mostra acidità vibrante, frutta viva e un sorso deciso, con una sapidità che lo distingue dalle annate precedenti e promette un’evoluzione ancora lunga.

 

Breg Rosso: l’autenticità per chi cerca emozioni vere

Non tutti i vini sono fatti per piacere a chiunque, e il Breg Rosso ne è la prova. Più che per il prezzo, importante ma giustificato, è un vino che ti invita a riflettere su cosa cerchi davvero da un calice: vuoi essere rassicurato o preferisci scoprire la verità più profonda di un territorio e di un’annata?

 

Il Breg Rosso non cerca consensi facili. Piuttosto, vuole raccontare senza filtri il carattere di Oslavia e della sua terra, annata dopo annata. Saggio, austero e senza artifici, ricorda le querce secolari e gli olivi antichi: sfida chi lo assaggia a coglierne le sfumature più nascoste. Se ho apprezzato le versioni fermentate in legno, devo ammettere che l’evoluzione in anfora offre una nuova profondità, un respiro più ampio che rende ogni annata un viaggio a sé.

 

Ci sono vini che si lasciano spiegare facilmente e altri, come quelli di Gravner, che restano avvolti nel mistero. Il loro fascino è tutto nella ricerca di quelle verità nascoste che solo il tempo e la passione possono svelare.



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