La presenza femminile nel vino: storia e attualità
Negli ultimi decenni, il settore vitivinicolo sta vivendo una trasformazione profonda: sempre più donne ricoprono ruoli chiave, dall’enologia al management, dalla sommellerie alla comunicazione. I titoli di giornale celebrano le “quote rosa” e i riconoscimenti riservati alle migliori professioniste del vino si moltiplicano. Ma questa attenzione è davvero il segnale di un cambiamento strutturale o rischia di rimanere una vetrina?
Nonostante i progressi, persistono ancora ostacoli significativi: in molte aree produttive, essere donna può rappresentare uno svantaggio, sia in termini di opportunità che di sicurezza personale. Le disparità salariali restano una realtà, così come un approccio talvolta poco professionale o addirittura discriminatorio nei confronti delle lavoratrici.
Affrontare questi temi è fondamentale per costruire un futuro più equo e meritocratico all’interno di un settore che, storicamente, è stato appannaggio quasi esclusivo degli uomini.
Il punto di vista di Jancis Robinson: tra vantaggi e nuove sfide
Un esempio emblematico di questa trasformazione è rappresentato da Jancis Robinson, una delle più autorevoli voci del giornalismo enologico internazionale. Negli anni ’70 e ’80, in piena rivoluzione femminista in Inghilterra, il suo essere donna le ha aperto opportunità inedite: dalla conduzione di programmi televisivi dedicati al vino alla possibilità di accedere a contesti esclusivi. Robinson stessa racconta come, inizialmente, il genere abbia rappresentato per lei un vantaggio competitivo.
Tuttavia, oggi la situazione è in evoluzione e, sebbene abbia raggiunto un ruolo di primissimo piano, la giornalista sottolinea come siano ancora troppo frequenti episodi di discriminazione. Testimonianze come quella di Amber Gardner, sommelier di spicco a Londra, che ha raccolto negli anni commenti e atteggiamenti sessisti, dimostrano che la strada verso l’inclusività è tutt’altro che conclusa.
Il “tipping point”: storie che cambiano la cultura del settore
Secondo Robinson, ogni settore ha bisogno dei suoi “tipping point”, quei momenti di svolta in cui la narrazione comune cambia e si fa spazio al dialogo autentico. Un esempio concreto è l’inserimento nei briefing di sala delle testimonianze sulle discriminazioni, per sensibilizzare e migliorare i luoghi di lavoro.
Anche la celebre rivista Decanter dedica un’intera sezione a “Inclusion & Diversity”, raccogliendo articoli e approfondimenti che puntano i riflettori sul cambiamento culturale necessario nelle aziende vinicole, nella ristorazione e nell’hospitality.
Scandali e svolte: il caso della Court of Master Sommeliers America
Un vero spartiacque è stato rappresentato dalle denunce pubblicate sul New York Times contro la Court of Master Sommeliers America, uno dei circoli più esclusivi del vino mondiale. Ventuno candidate hanno raccontato episodi di molestie e abusi, portando alla luce una realtà sommersa e spingendo l’organizzazione ad adottare un nuovo codice etico e percorsi formativi obbligatori. Questo evento ha segnato l’inizio di una presa di coscienza collettiva e di un rinnovato impegno verso l’etica e la sicurezza.
Formazione: numeri in crescita e nuove prospettive
Un aspetto fondamentale è rappresentato dalla formazione. I dati raccolti da Jancis Robinson mostrano una crescita costante della presenza femminile nei corsi dedicati al vino, spesso superiore a quella maschile nei percorsi extra-universitari. Il restringimento del divario di genere nella formazione è un segnale positivo, in linea con la tendenza generale che vede le donne primeggiare nell’istruzione post-obbligatoria.
Leadership e network: nuovi modelli di successo
Il vero gap si manifesta ancora nel mondo del lavoro, soprattutto nei ruoli apicali. Per questo sono nate iniziative come il Women in Wine Leadership Symposium, promosso da Winebow Imports, e la community Bâtonnage, pensata per creare mentoring e networking tra professioniste del settore. Questi forum affrontano temi concreti come il gender pay gap (negli USA la differenza salariale tra sommelier uomo e donna raggiunge i 7.000 dollari), la bassa percentuale di donne alla guida di aziende vinicole (solo il 30% negli Stati Uniti) e la sottorappresentanza nelle posizioni tecniche.
Altri esempi di network virtuosi sono il collettivo The Lift (ex Wonder Women of Wine), guidato da Rania Zayyat, che promuove borse di studio, mentoring e analisi sui temi dell’uguaglianza. Recenti indagini, condotte in collaborazione con The Wine Nerd, hanno analizzato le risposte di oltre 550 operatori del settore per quantificare le percezioni sulle disuguaglianze di genere.
Verso una vera parità: quali cambiamenti sono necessari?
I dati raccolti confermano che il settore vinicolo soffre ancora di una cultura tradizionalmente maschilista, soprattutto ai vertici aziendali. Se da un lato cresce l’ottimismo sulla possibilità di colmare il gender pay gap, dall’altro rimangono criticità riguardo alle opportunità di carriera e alle capacità di negoziazione, ambiti in cui le donne si sentono spesso meno a loro agio rispetto ai colleghi uomini.
Per approfondire il ruolo delle donne nell’alta gastronomia, si consiglia la lettura di Francesca Ciancio sul Lato Rosa dell’olio extravergine di oliva e sul Black Power Afroamericano nel mondo del vino. Per scoprire i migliori vini selezionati, visita la sezione Wine Selections su Mamablip.
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