Roero - I Vini del Piemonte

Scoprite due vini del Roero, realizzati con vitigni piemontesi. Due vini che esprimono la natura selvaggia piemontese, ma che rimangono estremamente bevibili.

Di Lele Gobbi
Mar 17, 2021
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ALLA SCOPERTA DELL’OLTRETANARO


Negli ultimi decenni si è scoperto che la Langa ha un compagno altrettanto coinvolgente, che sta dalla riva opposta del fiume Tanaro e ostenta ambienti carichi di passione, da non avere nulla da invidiare ai dirimpettai, a volte ancora più aspri, selvaggi e spensierati. Già, il Roero è una superficie affascinante che ormai ha dismesso i panni del fratello minore e che specialmente con i suoi vini continua a circolare sulle tavole del mondo, con un appeal sempre più preciso e identitario nel gusto dei suoi estimatori. Borghi pittoreschi, castelli carichi di storia, imponenti pievi e santuari colpiscono per il loro “disegno” su una tappezzeria di vigneti, frutteti e boscaglia.

Per ammirare una delle parti maggiormente naturali dell’intero Piemonte, occorre dirigersi tra Pocapaglia e Montà, fino a Cisterna d’Asti, dove si estende il tipico paesaggio delle Rocche del Roero: una lunga frattura del terreno contraddistinta da pareti a picco e pinnacoli di sabbia in lenta erosione, che assumono una singolare bellezza grazie alle tonalità con cui si colorano nelle giornate di sole.

Sono formate anche da un peculiare intreccio di bacini e conche ricoperti nei fondivalle da una vegetazione incontaminata e variopinta, in crescita spontanea e rigogliosa. Questo ambiente costituisce un habitat ideale per lo sviluppo dei celeberrimi tartufi bianchi d’Alba, che crescono proprio nello strato inferiore delle Rocche.

UNA VITICOLTURA ANTICA ALL’INTERNO DI UNA NOTEVOLE VARIETÀ DI SUOLI

Alla sinistra orografica del fiume sorgono i confini di una denominazione degna di lode, in passato spesso associata a quella di Barolo e Barbaresco, ma che per storia e composizione dei terreni ha ben poco in comune con le Langhe. Quella del Roero è una pratica agricola antica (XIV secolo), eppure per molti anni i suoi vini non hanno avuto una collocazione autonoma o prestigio riconosciuto, venendo spesso considerati figli di una viticoltura minore.

In realtà, avrebbero meritato da subito una considerazione diversa: i libri di cantina delle famiglie nobili e borghesi locali rivelano che già nel Settecento questi vini erano tenuti in grande stima e prodotti con acume e attenzione ai dettagli.

Il Roero, terra geologicamente più giovane rispetto alle Langhe per via della prolungata presenza dei mari, giustifica la forte presenza di fossili marini. La struttura dei suoli può essere così riassunta: sabbia abbinata a calcare, arenarie e argille, che costituiscono la base di suoli ricchi in potassio, calcio e fosforo.

Inoltre, la tessitura sabbiosa e morbida dei vigneti rende il territorio ideale per i vitigni a bacca bianca (Arneis e Favorita), mentre le altitudini moderate e il clima mite lo rendono perfetto anche per la maturazione di uve a bacca rossa come Nebbiolo, Barbera e Dolcetto.

I VINI PORTABANDIERA DEL ROERO

Roero DOCG e Roero Arneis DOCG sono la denominazione che insiste su questa zona, e non è facile stabilire se lo scettro di portabandiera spetti al primo o al secondo dei due nettari.

Solo quarant’anni fa, l’Arneis era quasi sconosciuto persino in Piemonte; i vignaioli lo usavano spesso per ammorbidire i Nebbiolo. Oggi, la sua rapidissima ascesa e il successo sono dovuti anche a un marketing "inventivo e genuino", che ha valorizzato l’orientamento piemontese verso i bianchi.

Non si trovano più Arneis ossidati e senza pretese: ora si può godere delle sue tonalità paglierine chiare, del profumo fresco e delicato — talvolta fruttato, talvolta di fiori selvatici — e del gusto salino e asciutto. È un vino dalla personalità spiccata e struttura elegante, con persistenza piacevolmente amarognola di mandorla e note erbacee.

Nella quasi totalità dei casi, il Roero DOCG è un Nebbiolo in purezza, dove i terreni sabbiosi di argilla silicea regalano maggiore leggerezza di corpo e di colore rispetto ai più possenti Nebbioli di Langa. Meno austero, ma sicuramente più morbido, fruttato e vivace. Il suo rubino non troppo intenso, con aromi di viola, lampone e pesca, e il sapore secco e nervoso garantiscono freschezza e bevibilità, anche se esistono versioni più dense e concentrate.

Questa denominazione è oggi portata avanti soprattutto da giovani produttori, entusiasti e ambiziosi.

Il Piemonte è una regione vinicola favolosa, come sicuramente state scoprendo ora. Se desiderate conoscere altre regioni vinicole e vini di nota, date un'occhiata all'Indice delle ricette di Mamablip per tante ricette italiane e suggerimenti di abbinamento perfetto tra cibo e vino. Non perdete le nostre selezioni di vini preferiti!

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